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Anfiteatro Castrense - orto monastico
Il recupero
L’orto è ospitato all’interno dei resti dell’Anfiteatro Castrense che l’imperatore Eliogabalo costruì nel sec.III come teatro di corte adibito alle “venationes”(cacce di soldati e belve feroci). E’ l’unico esempio di questo tipo a Roma, ad eccezione del Colosseo, e venne inglobato da Aureliano nelle sue mura come elemento difensivo per poi andare in rovina e divenire nel IX secolo cava di materiali edili nel corso della costruzione del Monastero annesso alla basilica di S. Croce e già nelle stampe del XVI secolo l’area compare con la sua destinazione ad orto.
Il luogo, quasi sconosciuto ai romani e di grande suggestione, meritava una cura particolare affinchè venissero reintegrati l’equilibrio degli spazi e l’armonia delle forme che si andavano perdendo.
All’interno dell’orto negli anni ’60 era stato costruito abusivamente un centro anziani dotato di due campi di bocce e ampie tettoie che deturpavano il decoro del sito ed erano stati messi a dimora alberi di alto fusto che minacciavano le strutture archeologiche sottostanti.
In tempi più recenti sono stati eseguiti due scavi archeologici: l’uno abbandonato sotto una tettoia arrugginita di ferro e bandone, l’altro, molto esteso, proprio in prossimità dell’ingresso monumentale, era protetto da un’invadente tettoia con ringhiere di ferro.
Con questo intervento, durato circa un anno, si è inteso non solo ottimizzare le coltivazioni del Monastero Cistercense ma anche riqualificare il sito archeologico che, libero da sovrastrutture di disturbo, può essere inserito nel percorso di visita che, dalla Basilica di S. Giovanni in Laterano e attraverso le mura Aureliane, arriva fino nell’anfiteatro Castrense. Questo ha permesso una valorizzazione di tutto il bacino museale che oltre S. Croce comprende il vicino Museo degli Strumenti Musicali, il Museo della Fanteria ed il Museo dei Granatieri.
L’Associazione ha affidato il progetto all’Arch. Paolo Pejrone. Il Comitato Scientifico ha approvato la sua sistemazione degli spazi che, nel rispetto delle mura perimetrali tuttora esistenti, restituisce l’area alla coltivazione di ortaggi, fiori, frutti ed essenze, conservando la possibilità di visitare le strutture archeologiche sottostanti.
Alla realizzazione del progetto hanno partecipato generosamente tra gli altri Marella Agnelli, API, BNL, Gemma Bracco Baratta, Fabrizia Borghese, Aldo Brachetti Peretti, Nicola Bulgari, Marco Camerana, Rita Caltagirone, Daniela d’Amelio, Marco d’Urso, Mediolanum, Vittorio e Mila Ripa di Meana, Patrizia Ruspoli, Ind. Farmaceutica Serono, Giulio e Giovanna Sacchetti, Olimpia Weiller Torlonia.
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